L’era del Virtual Tour

Realizzo virtual tour da un paio d’anni circa e – diciamoci la verità – non li amo particolarmente.

Finora, devo dire, mi è sembrato che nemmeno gli agenti immobiliari li amassero molto. O almeno non li hanno ritenuti di grande importanza: solo un elemento in più per aumentare il rating degli annunci sui portali immobiliari e quindi “risalire” le liste infinite di immobili in promozione. (Almeno questa era la mia sensazione).

Finora.

Già, perché un paio di mesi fa la situazione è cambiata in modo così repentino ed imprevedibile che qualcuno si è morso le mani. La quarantena forzata ci ha impedito di uscire e visitare gli immobili e se c’è uno strumento che è stato rivalutato, bhe questo è senz’altro il virtual tour. Chi li aveva già pronti e pubblicati ha in qualche modo trovato un alleato tecnologico per supplire ai mancati sopralluoghi, gli altri … probabilmente hanno esclamato un “doh!” alla Homer Simpson e si son dovuti inventare qualcosa. E magari faranno la corsa a realizzarli tutti appena sarà possibile.

Ma allora, qualcuno mi chiede, i VT sostituiranno totalmente la fotografia? Diventerà inutile scattare anche le foto agli immobili?

Io sono convinta di no e vi spiego molto velocemente perché:

la fotografia, se realizzata in modo professionale, è uno strumento EMOZIONALE. Mentre il VT è uno strumento arido da questo punto di vista: molto più tecnico. Insomma, senza voler screditare né l’uno né l’altro, bisogna riconoscere semplicemente che hanno caratteristiche e finalità diverse.

Il VT :

  • è immersivo, soprattutto se guardato con un visore;
  • dà la possibilità di capire perfettamente gli spazi addirittura potendosi muovere all’interno;
  • è totale, le riprese sono a 360° e tutto ciò che c’è si vede (quindi attenzione a come si presentano gli ambienti!);
  • è di semplice e veloce realizzazione.

Lo ritengo utile in situazioni in cui non è possibile la presenza fisica sul posto (come ora), ma anche in fase pre-appuntamento per scremare ulteriormente la lista di appartamenti da vedere – dal lato compratore, o la lista di persone da portare in visita – dal lato agente o venditore, consentendo a tutti un bel risparmio di tempo ed energia.

La fotografia invece, se realizzata in modo professionale:

  • è parziale, cioè mostra solo ciò che il fotografo vuole mostrare;
  • anche nelle fotografie più ampie (grandangolari) non arriva a coprire tutta la superficie ed è bidimensionale;
  • richiede uno studio di composizione, luce, taglio, dettagliato e sicuramente più lungo;
  • arriva a comunicare EMOZIONI, SENSAZIONI, STIMOLA L’IMMAGINAZIONE.

È chiaro quindi come siano mezzi differenti che puntano a “colpire” aspetti diversi del processo decisionale.

Il VT interviene e facilita le considerazioni più razionali: quanto è grande l’appartamento? Come è disposto? Come ci si muove all’interno? Ecc.

La fotografia va invece a stimolare la sfera più “sentimentale” della scelta: grazie allo studio di certe inquadrature, del taglio della luce, all’uso del “primo piano e degli sfocati” ecc., cioè di tutte quelle cose che nel VT non sono previste, può suggerire situazioni di utilizzo, descrivere momenti particolari e far sognare ad occhi aperti l’utente, che inizierà ad immaginare la sua vita in quel nuovo luogo.

Servono entrambi quindi?

Sì, proprio come nel processo di acquisto si procede in parte con la testa ed in parte con il cuore.

Ps: mi sembra superfluo dire, ma lo dico che è meglio, che sia che scattiate foto tradizionali, sia che facciate un VT, gli ambienti vanno preparati, riordinati, rassettati, insomma valorizzati e presentati al meglio del loro potenziale.

Questa strana Pasqua 2020

È la mia 37a Pasqua.

La prima che passerò senza incontrare nemmeno per 10 minuti i miei genitori e mio fratello.

Perché sì: “Pasqua con chi vuoi”, ma per me è sempre stata più Pasquetta. Pasqua in famiglia, sempre. Da sempre.

Mi addolora passare questa Pasqua in questo modo, ma mi consolo pensando che né io, né i miei familiari per fortuna siamo soli: la passeremo con la persona amata, ed io anche con i figli.

Il mio pensiero ed il mio augurio vanno perciò oggi a tutte le persone che vivono sole, giovani o meno che siano. A chi da circa un mese può vedere familiari ed amici solo con il filtro di un monitor, a chi lavora o studia lontano da casa, magari all’estero, a chi ha sempre amato la propria indipendenza e magari in questo momento avrebbe bisogno di un abbraccio, a chi è rimasto solo a causa di una brutta esperienza o, peggio, di un lutto.

A voi Umani in solitudine va il mio affetto e la mia carezza virtuale. Possa essere una Pasqua serena, possano arrivarvi messaggi di affetto dalle persone di cui sentite la mancanza, possiate consolarvi con l’Amore che vi giunge virtualmente.

E se nessuno ve lo manda, ecco, per quanto inutile, vi trasmetto il mio: vi sfioro la guancia e vi stringo la mano. Siate forti, siate coraggiosi, amate senza paura, lasciatevi amare senza timore.

Buona Pasqua.

Senza scattare non so stare.

Dal 10 marzo l’emergenza covid-19 mi ha reclusa in casa.


Questa situazione mi tiene lontana dalle persone che amo, dai posti che sono solita frequentare, dalle ragazze che alleno, dalle palestre affollate in giorno di gara, mi tiene lontana dall’ufficio e mi preclude la maggior parte del mio lavoro.


Chiusa dentro casa mia, chiusa fuori dalle case degli altri, quelle con cui ho un rapporto così “sentimentale”….


Non mi dilungherò sulle ricadute economiche che questo sta avendo. La verità è che le case mi mancano.
La verità è che senza scattare non so stare.

E allora… Ho pensato a ciò che mi mette più in difficoltà quando devo valorizzare una casa: le camerette!
Ed ho pensato che in fondo una casa a disposizione ce l’ho: la mia (che naturalmente è la più trascurata di tutte)…


Ne sono nate 2 o 3 mood board un po’ atipiche, perché non tutte sono fotografate dall’alto, in cui ho cercato di abbinare oggetti e colori affinché possano essere di ispirazione per le prossime che visiteró.

La prima è chiaramente declinata al maschile con toni blu ma anche più caldi arrivando al bordeaux. Ho ritenuto importante mantenere alcuni oggetti della sfera infantile, come il peluche, un pallone o oggetto sportivo, un libro illustrato, una lampada a stella, perché le camere dei bambini troppo neutre secondo me sono un po irreali.

La seconda è un parallelo declinato al femminile: romantica e un po’ sognatrice ma non stucchevole. La palette si basa sul rosa e sul bianco naturalmente con un picco fucsia stemperato da altri toni pastello. Anche qui qualche elemento caratterizzante: un peluche, il libro della buonanotte, il tutto con affaccio su un giardino verde. Tocco romantico: la cornice effetto pizzo ed un vaso di peonie.

L’ultima è la più tradizionale, pensata per un pubblico più adulto, si gioca su toni classici come il blu e il bianco che ci comunicano freschezza e relax. Una lampada di design, qualche Margherita, cuscini in tono arricchiscono e scaldano l’ambiente.

Spero possano essere utili anche a voi, cari i miei due lettori… Io mi sono tenuta in allenamento e alla fine sorridevo…

Anche voi fate prove di decoro a casa? Avete già un progetto di restyling in mente? Siete in piedi sulla scala che tinteggiate proprio ora? Fatemi sapere nei commenti!

Come nasce una foto? Ovvero: “di addii e di nuovi amori”.

Come nasce un servizio fotografico? Anzi, come nasce uno dei miei servizi fotografici?

La maggior parte delle volte in cui sono chiamata a lavorare su un immobile, che sia per le sole fotografie o anche per un allestimento (in realtà non c’è mai una distinzione vera, ma questo lo approfondiremo poi), incontro delle persone ed un immobile che stanno per dirsi addio. Quella casa nel tempo ha visto succedere tante cose, ha accolto vite, ha incorniciato emozioni.

Non è facile lasciarla andare, ma c’è sempre un motivo per cui questo deve succedere.

Bisogna al contempo facilitare un distacco per favorire un nuovo incontro.

Per questo, tutti insieme, io, i proprietari, gli agenti immobiliari, stiamo cercando nuove persone che se ne innamorino.

Credo che il modo migliore di compiere questo passaggio sia valorizzare al meglio l’immobile, senza cancellare con un colpo di spugna il passato, ma facendosi ispirare da esso per stimolare nuovi sogni e magari portare alla luce qualche dettaglio che finora è passato inosservato.

Mettere in luce gli aspetti migliori di una casa, darle nuova luce, riportarla ad un ordine e ad una vitalità nuovi è per me una forma di rispetto nei confronti di chi l’ha amata. Allestire “scenette”, suggerire situazioni di vita, creare suggestioni è al contempo il mio modo di consegnarla a nuovi abitanti, che lì alimenteranno i loro sogni e costruiranno i loro progetti.

Non è quasi mai questione di inquadratura, di parametri di scatto o di scelta dell’obiettivo più performante.

È sempre questione di Amore e di Rispetto. Almeno per me.

Ti sei mai trovato nella situazione di dire addio ad una casa che hai amato? Come ti sei preparato? chi ti è stato d’aiuto?