Case ribelli.

Ci sono case dalla personalità forte, che ancor prima di riflettere quello dei proprietari, esprimono un loro personale carattere.

Sono case sorprendenti, che ad ogni angolo, ad ogni scorcio, aprono scenari fantastici.

Sono case che non puoi neutralizzare.

Sono case che non puoi depersonalizzare.

Sono case che non puoi nemmeno svuotare.

Sono case che, se ti intestardisci ad applicare gli abituali paradigmi dell’home staging, finisci con l’ottenere un risultato sforzato e poco credibile.

Sono case per cui ci vuole rispetto, comprensione e che vanno lasciate esprimere liberamente.

Sono case che infrangono ogni regola, con le quali bisogna sussurrare.

Sono case che hanno comunque bisogno del tuo occhio, del tuo gusto, delle tue mani sapienti. Sì, ma ti devi muovere in punta di piedi.

Sono case che richiedono delicatezza, eleganza ed un solo bacio. Sulla fronte.

Sono case sospese nel tempo e nello spazio, alle porte del sogno, in una bolla.

Con loro basta un po’ di polvere magica, conoscono già da sole la loro via, sanno quello che le aspetta e non si tirano indietro mai.

NB: questa riflessione è direttamente ispirata ad una villa di recente fotografata. Puoi trovarla qui: https://gaiabrunellophoto.com/portfolio/villa-di-carattere/

Il gioco dell’aggettivo.

Di una cosa sono convinta: il mio lavoro non può e non deve diventare routine.

Non posso permettermi di pensare che un servizio fotografico sia come un altro, tanto meno di agire “in serie”, replicando le medesime azioni automatizzate per tutti gli immobili che mi affidano.

Ogni casa è unica: proprio come le persone ha un suo carattere, un proprio temperamento. È compito mio come fotografa di comprenderlo e comunicarlo. Per quanto strano possa sembrare, devo entrare in empatia con l’appartamento, ascoltarlo, capirlo, restituirlo nella sua veste migliore.

Contrariamente, sarebbe come fingere di ascoltare la persona che mi sta parlando, dimenticarne il nome dopo due secondi dalla presentazione.

Prima di montare l’attrezzatura chiedo sempre a chi mi accompagna – i proprietari, piuttosto che l’agente immobiliare, l’host o il property manager – di mostrarmi l’abitazione. Questo è il momento più importante di tutti, perché è il momento in cui “le case mi parlano”. Alle volte infatti bisogna andare un po’ oltre a quel che semplicemente si vede, bisogna “tendere le antenne”, leggere tra le righe, intuire quel che un altro abitante, una personalità diversa, potrebbero far emergere.

Le immagini che andrò a creare, ancor di più se mi viene chiesto un video, devono seguire un fil rouge, raccontare una storia, avere una caratteristica comune tra loro.

Spesso mi aiuto con un giochino: all’inizio del servizio, dopo aver visto l’immobile, cerco una parola, un aggettivo o una suggestione che lo caratterizzi. Poi uso questa parola come vade mecum: nel definire il taglio di un’inquadratura, nello scegliere il dettaglio su cui focalizzare l’attenzione, nel selezionare la musica adatta ad accompagnare il video tour, ricerco quell’aggettivo, quella sensazione, quell’ispirazione.

Solo quando ogni strumento richiamerà quell’idea, quando ogni elemento sarà coerente ed armonico con gli altri, allora e solo allora il progetto di comunicazione potrà dirsi per me soddisfacente…e no, evidentemente non può essere standardizzato.

nb. foto e video si riferiscono ad un appartamento recentemente fotografato a Cassano D’Adda (MI) . Indovinate qual era l’aggettivo?

Senza scattare non so stare.

Dal 10 marzo l’emergenza covid-19 mi ha reclusa in casa.


Questa situazione mi tiene lontana dalle persone che amo, dai posti che sono solita frequentare, dalle ragazze che alleno, dalle palestre affollate in giorno di gara, mi tiene lontana dall’ufficio e mi preclude la maggior parte del mio lavoro.


Chiusa dentro casa mia, chiusa fuori dalle case degli altri, quelle con cui ho un rapporto così “sentimentale”….


Non mi dilungherò sulle ricadute economiche che questo sta avendo. La verità è che le case mi mancano.
La verità è che senza scattare non so stare.

E allora… Ho pensato a ciò che mi mette più in difficoltà quando devo valorizzare una casa: le camerette!
Ed ho pensato che in fondo una casa a disposizione ce l’ho: la mia (che naturalmente è la più trascurata di tutte)…


Ne sono nate 2 o 3 mood board un po’ atipiche, perché non tutte sono fotografate dall’alto, in cui ho cercato di abbinare oggetti e colori affinché possano essere di ispirazione per le prossime che visiteró.

La prima è chiaramente declinata al maschile con toni blu ma anche più caldi arrivando al bordeaux. Ho ritenuto importante mantenere alcuni oggetti della sfera infantile, come il peluche, un pallone o oggetto sportivo, un libro illustrato, una lampada a stella, perché le camere dei bambini troppo neutre secondo me sono un po irreali.

La seconda è un parallelo declinato al femminile: romantica e un po’ sognatrice ma non stucchevole. La palette si basa sul rosa e sul bianco naturalmente con un picco fucsia stemperato da altri toni pastello. Anche qui qualche elemento caratterizzante: un peluche, il libro della buonanotte, il tutto con affaccio su un giardino verde. Tocco romantico: la cornice effetto pizzo ed un vaso di peonie.

L’ultima è la più tradizionale, pensata per un pubblico più adulto, si gioca su toni classici come il blu e il bianco che ci comunicano freschezza e relax. Una lampada di design, qualche Margherita, cuscini in tono arricchiscono e scaldano l’ambiente.

Spero possano essere utili anche a voi, cari i miei due lettori… Io mi sono tenuta in allenamento e alla fine sorridevo…

Anche voi fate prove di decoro a casa? Avete già un progetto di restyling in mente? Siete in piedi sulla scala che tinteggiate proprio ora? Fatemi sapere nei commenti!