La mia su Workshop Idealista 2020.

Mercoledi 29 gennaio sono stata al NH Hotel Milano Concordia per seguire il consueto appuntamento con Workshop Idealista. Occupandomi prevalentemente di fotografia d’interni ed avendo dunque a che fare spesso con il mondo immobiliare, mi piace partecipare a questi eventi innanzitutto perché perdersi uno speech di Simone Comi è peccato imperdonabile, ed inoltre perché rimanere aggiornata sui trend di marketing immobiliare mi da sempre spunti interessanti per il mio lavoro, che in fondo è un ramo proprio del marketing.

Ho condiviso molti – direi tutti – gli input dati durante l’incontro dal relatore del noto portale ed in particolare mi sono appuntata alcune “pillole” su cui riflettere.

1. Ciò che vedo è vero.

Ovvero : tu dì o scrivi quel che ti pare, ma la prova che non mi stai mentendo sta in ciò che posso vedere tangibilmente. Traduco: se scrivi “luminosissimo” ma la fotografia è buia…bhe penserò che l’appartamento in realtà sia buio. (ps. Se sei stato a fare le foto alle 19,00 in gennaio…forse devi rivedere la tua strategia)

Questo dà a me “fotografa” una responsabilità non da poco: non solo devo ritrarre al meglio gli ambienti in termini di luce, ampiezza e composizione dell’immagine, ma anche valorizzare i punti di forza “commerciali” di un immobile. Per questo ringrazio i quasi 12 anni passati in agenzia per avermi insegnato a riconoscerli!

2. Esperienza.

No, non si intende quella che tu A.I. hai maturato in tanti anni “sulla strada”! Ma quella che vive, anzi, che fai vivere al tuo cliente. In questa parola ricade un mix di capacità di ascolto, relazione autentica, condivisione di valori… tutte quelle cose che se applicate trasformano il semplice rapporto cliente-professionista in un rapporto di fiducia e l’A.I. in un vero consulente.

Ma non solo: anche l’approccio all’immobile dev’essere una piacevole esperienza, ed aggiungerei “immersiva”, fin da subito. Da qui l’importanza di fotografie di alta qualità, magari non solo descrittive ma emozionali, ed il benvenuto a nuove forme di comunicazione visiva, dal Virtual Tour al video in diretta, passando per planimetrie e modelli 3D. Ma non solo: l’esperienza in loco, che si traduce nel modo in cui gli ambienti sono preparati. Largo all’home staging, dunque, sia laddove ciò significhi aggiungere (immobili vuoti) ma anche e forse soprattutto laddove ci sia da togliere (ad es. immobili abitati).

3. La gente non compra quello che fate, ma il motivo per cui lo fate.

Questo è ciò che mi ha dato più da pensare: cosa c’è dietro una scelta lavorativa? Cosa ci porta a fare ciò che facciamo? Al di là dei motivi economici, del “mi piace”, del “questo so fare” ci deve essere una motivazione più profonda, una specie di rivelazione. E quindi “perché lo fai? (disperata ragazza mia…)” Per Amore…ma questo ve lo racconto un’altra volta.